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Rero // Supervised Independence

 

Dopo la mostra dello scorso settembre di Dan Witz, per la quale Christian Omodeo aveva scritto un testo critico, la programmazione della galleria romana Wunderkammern prosegue con Rero e con Supervised Independence, la sua prima personale italiana che inaugura il 30 novembre.

Rero (1983) è un artista che interroga i codici della nostra società, in particolare i codici della immagine e del linguaggio. Conosciuto per le sue opere in situ in spazi pubblici urbani e all’interno di paesaggi naturali, il suo lavoro si basa sul linguaggio: singole parole, frasi brevi o estese che interagiscono con il lettore in relazione allo scenario nel quale si collocano. Rero sistematicamente barra i suoi messaggi con una spessa linea nera. Questo è un détournement che caratterizza in modo distintivo la sua ricerca sulla negazione dell'immagine e che testimonia il processo del pensiero stesso. Denuncia una possibile censura e auto-censura che richiama concetti legati alla proprietà privata fisica o intellettuale di un’opera, di un oggetto, di un luogo o anche di una persona. Per sviluppare questi concetti, Rero fa partire la sua ricerca dall'acronimo WYSIWYG - What You See Is What You Get – (Ciò che vedi è ciò che avrai) che ben riassume l’overdose visiva presente nella società contemporanea.

Supervised Independence è un termine che fu utilizzato in passato per delineare lo status del Kosovo, oggi Repubblica definita indipendente ma giuridicamente non ancora riconosciuta dalla comunità internazionale in modo univoco. Supervised Independence è l’ossimoro che l’artista utilizza per interrogarsi sulle sconfitte e le sfide della nostra società. Una figura retorica con cui Rero  demarca il nostro tempo che sembra intrappolarsi in definizioni impossibili, quali il commercio equo e solidale, gli investimenti etici, lo sviluppo sostenibile per un sistema in esorbitante espansione.

La mostra organizzata da Wunderkammern, in concomitanza con il quinto anniversario della galleria, presenterà unicamente opere nuove e sarà caratterizzata da una forte varietà di mezzi espressivi. L’accostamento di parole antitetiche condurrà ad una riflessione sulle contraddizioni che si verificano durante la costruzione della memoria collettiva che tende al futuro ma è radicata nel passato.

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