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Padova: si salvi chi può

 

La recente ondata antiwriters promossa dalle istituzioni milanesi ha dato avvio ad una serie di provvedimenti simili in altre città del nord Italia. Dopo la retata che ha portato ieri al fermo di numerosi writers a Pavia, segnaliamo oggi il caso di Padova, dove il Comune ha deciso di dare avvio ad una vera e propria politica di repressione del writing. Ecco un breve riepilogo della situazione.

 

Il 7 maggio scorso, il giornale Padova Oggi segnala: "Pugno di ferro dell'assessore alla Cultura del comune di Padova, Andrea Colasio, contro gli imbrattamenti degli spazi cittadini da parte di vandali armati di bomboletta spray. Nel mirino non le opere di writers riconosciuti e affermati come quelle del padovano Kenny Random (al quale l'anno prossimo, all'ex Macello, sarà dedicata una mostra), bensì quelle scritte e sgorbi che nulla hanno a che fare con l'arte. L'assessore vuole inaugurare anche nella città del Santo, come recentemente fatto a Milano, la linea dura. L'idea lanciata da Colasio è di realizzare una banca dati che cataloghi tutte le foto dei graffiti abusivi presenti in città, di modo che, se un vandalo viene sorpreso in flagranza, che anche tutte le eventuali sue "opere" precedenti possano così essergli attribuite e di conseguenza essere multato per il danno patrimoniale causato. Alle sole casse comunali, ogni anno la pulizia degli spazi pubblici imbrattati costa 200mila euro, ai quali vanno sommati quelli spesi anche dai privati".

 

Il giorno seguente, viene pubblicata su Il Mattino la notizia dell'intervento in prima persona del consigliere comunale Stefano Grigoletto che, in piena notte, è sceso in strada per individuare a fare arrestare un gruppo di tre writers: "Si mette sulle tracce dei writers e, dopo un inseguimento nel cuore della notte, li fa fermare dalla polizia. Succede a Padova, in pieno centro, a un consigliere comunale del Pdl che abita in zona Ghetto. «Non ne potevo più di muri sporchi. Quando ho visto quelle scritte di nuovo di fronte a casa mia non ci ho più visto e sono sceso in strada». A parlare è Stefano Grigoletto, che etichetta la proposta dell'assessore Andrea Colasio di far pagare i danni ai writers come «annunci a un anno dalle elezioni». I fatti raccontati da Grigoletto risalgono ad alcune sere fa. «Poco dopo la mezzanotte ho aperto i balconi di casa mia e ho visto delle scritte appena fatte a circa tre metri d'altezza da terra» racconta il consigliere, «l'inchiostro era ancora fresco, i vandali erano andati via da pochi minuti. Ma quel muro era appena stato ridipinto dopo otto anni di richieste insistenti al Comune. E se è stato sistemato devo ringraziare qualche dirigente più che qualche assessore. Quando l'ho visto di nuovo imbrattato mi è salita la rabbia». Il consigliere è quindi sceso in strada e ha iniziato a setacciare le vie del centro storico e in particolare del Ghetto. Tra via Prati, via Marsala e via Barbarigo c'è un vero dedalo di viuzze dove molti writers danno sfogo alla creatività ai danni dei proprietari dei palazzi. «Ho pensato: “ora li becco”» continua il consigliere, «e infatti li ho trovati in via Barbarigo, andavano verso via Roma. Quindi ho chiamato le volanti. Gli agenti li hanno fermati e il giorno dopo ho perfezionato la denuncia». La polizia ha identificato tre persone tra i 28 e i 23 anni. Sono tutti italiani ma nessuno di loro è originario di Padova".

 

Il 10 maggio, per voce del vicesindaco Ivo Rossi, il comune di Padova dichiara di aver contattato il questore per avere i nomi dei tre giovani sorpresi in via Barbarigo. Il Comune avrebbe inoltre deciso di installare delle telecamere nelle zone più colpite dai writers. La strategia antiwriting è dettagliata nell'ultima parte dell'articolo: "La nuova strategia di Rossi sarà attuata in stretto contatto con la polizia municipale che, da parte sua, guarda al modello milanese dove cinque giovani colti nel fatto saranno processati per associazione per delinquere finalizzata al deturpamento. Padova prende a modello il capoluogo lombardo ma, per ora, solo da punto di vista organizzativo. «Stiamo pensando a dei servizi mirati» spiega il comandante Lorenzo Panizzolo, «stiamo studiando come si sono strutturati a Milano, dove c'è una squadra dedicata proprio a questa emergenza, per mettere a confronto i modelli organizzativi».".

 

Di fronte ad una campagna antiwriting bipartisan cosi intensa, la reazione dei writers e del loro ambiente non si è fatta attendere. Il 12 maggio, èstato infatto pubblicato su Youtube un pezzo rap intitolato proprio Ivo Rossi. La notizia della pubblicazione del video è ripresa da Padova Oggi: "La replica viene data in pasto al web, attraverso la pubblicazione su YouTube di un brano musicale rap (firmato Mekoslesh aka Sleshbeatz Massima Tackenza) che con toni pesanti che vanno oltre la polemica, attaccano con insulti e minacce direttamente il vicesindaco Ivo rossi in primis - al quale è dedicato anche il titolo del "singolo" - e l'assessore alla Cultura Andrea Colasio, principali promotori dell'annunciato giro di vite contro i "vandali graffitari", nonchè la redazione del quotidiano locale "Il Mattino di Padova", che ha dato conto tra le sue pagine in questi giorni delle iniziative comunali sul tema. Ad aprire il brano rap è la riproposizione di un servizio andato in onda nei giorni scorsi su Antenna Tre Nordest proprio sulla lotta al fenomeno dei writers vandali. "La città è nelle mani di ignoranti come Ivo Rossi", sono poi le prime parole della canzone, "non fermi un movimento con un provvedimento - prosegue - non fermi intere cariche con delle telecamere, la città è bombarbata, blindata, e controllata, la libertà è violata e l'espressione è condannata". E ancora "il problema non sono i graffiti, ci dipingono come mostri, siamo figli vostri... i ragazzi con gli spray sono tutti uguali, o li tratti tutti come artisti o tutti come criminali" e ne hanno anche per il writer padovano la cui fama artistica invece è ormai riconosciuta, Kenny Random, che, "può pulirci le scarpe". La critica poi si sposta sulla "città dell'università" che "per mezzanotte è tutto chiuso, città fantasma, zero trasporti e soli militari in giro". "Mentre il Mattino mentre in ombra la vera versione preparo questo pacco bomba per la redazione", è la pesante minaccia diretta la quotidiano locale con cui si conclude la discutibile invettiva".

 

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