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Il fantasma nell’opera

 

Lo scorso 16 giugno si è svolto presso l'Università di Sassari l'incontro Il fantasma nell’opera. Pratiche artistiche in cerca di cittadinanza, organizzato nell’ambito dell’iniziativa artistica Ghost Track, a cura del collettivo aliment(e)azione, in collaborazione con il progetto di ricerca Governare ad Arte, finanziato dalla Regione Sardegna e coordinato da Laura Iannelli.

L'obiettivo del progetto Governare ad Arte è studiare le forme di partecipazione politica attivate attraverso differenti pratiche artistiche e provare a capire se e in che modo questi processi possono “rivitalizzare” i modelli di governance urbana partecipata. Come fare arte nello spazio pubblico? Dimenticate le statue a cavallo, scordatevi le fontane e i compassati monumenti ai caduti. Immaginate, invece, installazioni interattive, laboratori a cielo aperto, cantieri creativi e tavole rotonde nei quartieri dove i più noti street artists italiani sono appena intervenuti con i loro murales. Negli ultimi anni, infatti, in Italia così come nel resto del mondo, è tutto un fiorire di iniziative artistiche che invitano i cittadini a partecipare e a dire la loro rispetto ai problemi del territorio, con l’obiettivo di immaginare e costruire insieme nuovi modi di abitare gli spazi della città. A volte, però, i “cittadini che partecipano”, i cittadini nell’opera d’arte, rischiano di scomparire nella retorica della partecipazione. Occorre, quindi, andare in cerca degli effetti di breve e di lungo periodo generati sul territorio attraverso le pratiche artistiche partecipative.

 

Il murales dipinto da Blu a Sassari nel 2012 nell'ambito della rassegna STREETART organizzata dall’Associazione ACME

 

Nelle aule del Dipartimento di Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione e Ingegneria dell’informazione ha preso vita un intenso confronto tra numerosi cittadini, artisti, studiosi e amministratori locali. Un laboratorio di ricerca, artistica e sociologica al tempo stesso, pensato per creare nuove relazioni negli spazi dell’università, trasformando le aule di viale Mancini in uno “spazio di confronto” per l’intera città. Protagoniste della giornata le esperienze artistiche di collettivi provenienti da diverse zone d’Italia: Streetart (organizzata da aliment(e)azione e supportata dall’Assessorato alle Culture del Comune di Sassari), MilanOfficine (a cura di Reporting System, rete attiva a Milano dal 2004 sotto la regia artistica di Gennaro Castellano) e Sanba (un’iniziativa realizzata da Walls Contemporary Public Art nel quartiere periferico di San Basilio a Roma e raccontata da Giulia Ambrogi). Tre esperienze analizzate nel lavoro di ricerca del progetto Governare ad Arte, che condividono una medesima convinzione: il coinvolgimento dei cittadini come ingrediente indispensabile per realizzare interventi artistici in grado di modificare le relazioni tra gli abitanti e gli spazi pubblici. I ricercatori dell’università di Sassari hanno mappato un centinaio di iniziative artistiche come queste, avviate in Italia dal 2000 in poi, interventi che affrontano i problemi del territorio (inquinamento, conflitti interetnici, criminalità, assenza di memoria collettiva condivisa), con l’obiettivo di porre domande, di risvegliare la coscienza critica dei cittadini. Come è successo a Sassari con l’iniziativa Pac Corporation, una verosimile impresa multinazionale che produce plastica “di qualità” dal legno degli alberi, creata da aliment(e)azione – nell’ambito del progetto Ghost Track – per denunciare “le campagne mistificatorie eco-friendly”, che non ha lasciato indifferenti i cittadini di Sassari.

L’incontro del 16 giugno ha aperto uno spazio di confronto tra artisti, sociologi, architetti, amministratori e cittadini, che verrà periodicamente riattivato attraverso l’organizzazione di un ciclo di “Laboratori di ricerca partecipata” nell’ambito del progetto “Governare ad Arte”. Tanti sono stati i dubbi e le domande emerse, ma il dato che li ha fugati tutti è uno: se l'arte pubblica contemporanea – con le sue pratiche votate all’inclusività sociale, alla partecipazione, al cambiamento culturale – non avesse una valenza reale, l'aula dove si è tenuto l’incontro si sarebbe svuotata dopo le due ore canoniche di conferenza. Il custode dell'università, invece, ha dovuto cortesemente far uscire tutti i partecipanti dopo un'ora di straordinario. 

 

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