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I graffiti non si leggono solo sui muri

 

Ho conosciuto Bruno per caso, scoprendo il suo catalogo di libri in vendita su Flickr. Durante la trattativa per l’acquisto di alcuni testi fuori commercio, mi sono reso conto che non mi trovavo di fronte ad un semplice libraio, ma ad un vero e proprio collezionista di libri e riviste di graffiti e street art.
Di passaggio a Palermo, a fine luglio, l’ho incontrato per capire come si diventa collezionisti di libri di graffiti e il suo punto di vista sull’ormai vasta bibliografia disponibile sulla street art.

 

Come e quando hai iniziato ad avere voglia di collezionare libri di street art?

Nasce più o meno in parallelo con la mia attività di writer a Palermo tra la metà degli anni ’90 e il 2007. Ho iniziato dalle fanzine e dalle riviste, perché era il materiale che si trovava più “facilmente” durante gli anni ’90.

 

Uno dei graffiti di Garjo

 

Senza internet e con dei canali di diffusione che erano quel che erano, quelle riviste ti davano una visione su quello che succedeva nel resto dello stivale e del mondo. Tutto è cambiato però intorno al 1998, quando ho avuto la possibilità di avere il mio primo collegamento internet. Sul web, sono miracolosamente apparsi libri, riviste e decine di pubblicazioni di cui ignoravo l'esistenza o che magari già conoscevo ma non ero mai riuscito a procurarmi. In particolare grazie al “fenomeno ebay” e ad altri siti di vendite online, ho potuto acquistare libri che da tempo cercavo ma che era praticamente impossibile trovare a Palermo, città geograficamente lontana dalla “scena” delle grosse realtà italiane ed europee.

Con gli anni, sempre grazie a internet, ho avuto modo di scoprire anche alcune pubblicazioni di carattere più “galleristico”, come dei cataloghi di mostre che offrivano una visione completamente diversa dei graffiti rispetto alle riviste che, nella maggior parte dei casi, si limitavano a pubblicare più che altro dei pezzi illegali. Era la visione ufficiale del mondo dell’arte sui graffiti e, non senza essere un po’ sorpreso dalla cosa, mi rendevo conto che l’Italia già a partire dagli anni '80 aveva ospitato numerosissime mostre sul tema graffiti, al pari di altri paesi come l’Olanda e la Germania.

 

Immagino che tu ti riferisca al catalogo della mostra Arte di Frontiera organizzata a Bologna nel 1984.

Ovviamente, ma non solo quella, in Italia infatti c'erano state una serie di gallerie tra Milano, Roma e il sud Italia, che in tempi non sospetti davano spazio e visibilità ad artisti come A-One (Galleria Salvatore Ala) o Rammellzee (Galleria Lidia Carrieri), tanto per citarne due. Inutile dire che questa scoperta mi colpì parecchio.
Arte di Frontiera rimane comunque il progetto più importante e soprattutto quello realizzato meglio sia come mostra che come pubblicazione. Il libro in particolare descriveva i fatti in maniera realistica in quanto raccontati dagli stessi protagonisti, senza inventarsi storie fittizie come talvolta è accaduto in certi pseudo libri/tesi di laurea sui graffiti pubblicati in Italia durante gli anni ’90.

 

Eppure, i libri pubblicati in quegli anni restano lo strumento principale per scrivere o riscrivere la storia della street art. Ma se non sai che un libro esiste, come fai a cercalo? Tu come ti sei mosso per capire quali erano i titoli da comprare?

Mi sono servito delle bibliografie dei cataloghi più recenti. In un catalogo del 1988, potevi trovare dei riferimenti a dei libri e dei cataloghi di mostre pubblicati negli anni precedenti. È così che ho scoperto tutta una serie di pubblicazioni uscite in Olanda, Germania, Francia, etc. durante gli anni ’80 e '90.

 

Diamo un’occhiata alla tua libreria. Quali sono i primi titoli che hai comprato?

Ho iniziato con qualche rivista, inizialmente compravo quelle che trovavo. In un secondo momento prendevo Xplicit Grafx e comunque tutti quei titoli in cui veniva pubblicato roba che poteva piacermi. Quindi si trattava per lo più di riviste francesi e americane, come Flashbacks, IGT, Molotow Cocktail etc., anche alcune tedesche come On The Run e Backjumps. In particolare ricercavo tutte quelle pubblicazioni che dedicavano degli speciali a New York. E negli anni '90 le riviste europee in particolare era solite avere dei paginoni centrali “tipo Playboy” dedicati appunto a New York.

Un altro filone che ho seguito nel collezionare (cataloghi) è stato quello legato a determinati artisti, in particolar modo ho approfondito la conoscenza di personaggi come Rammellzee, Barry McGee e Delta, tre nomi illustri con un background molto spesso, ognuno a suo modo.

 

Oltre al writing, collezioni anche libri dedicati alla street art degli anni 2000?

Qualcosa si. Ma sostanzialmente ho sempre preferito libri che documentano il writing delle origini, quello appunto di NY. In questo senso mi ha affascinato parecchio la figura di Rammellzee, che si afferma quasi da subito come artista e teorico del Futurismo Gotico, esprimendosi su supporti come la tela o la carta. Toxic e A-One, della sua stessa crew (TDT) invece erano più dediti al dipingere in strada, ma ebbero anch'essi buona visibilità nella gallerie d'arte.

 

Alcuni dei libri e cataloghi rari dedicati a Rammellzee

 

Le ricerche su materiale newyorkese potrebbero non finire mai, vista la quantità di personaggi presenti. Basti pensare che in quegli anni, oltre a Rammellzee, in città era attivo mr. Dondi White, che ha ispirato diverse generazioni di writers di mezzo mondo.

 

Tra i tanti titoli che hai avuto tra le mani, quali sono quelli che ti hanno segnato di più?

Sicuramente Arte di Frontiera: il catalogo della mostra alla GAM di Bologna nel 1984, compresa l’edizione a tiratura limitata composta dai due libri New York Graffiti e Quattordio Graffiti. Un altro libro presente nella mia personale topten è la monografia dedicata da Andrew Witten e Michael White a Dondi: Dondi White Style Master General: The Life of Graffiti Artist Dondi White (New York, Regan/HarperCollins Books, 2001).
Se invece parliamo di testi e non solo di immagini, uno tra i libro più carichi di contenuti è senza dubbio Aerosol Kingdom: Subway painters of New York City di Ivor L. Miller, uscito nei primi anni ’90 (Yale University Press, 1990) e ristampato dieci anni dopo (University Press of Mississipi, 2002). Ne esistono due versioni, una più economica con la copertina morbida e una deluxe con copertina rigida. Altra pietra miliera densa di contenuti è il libro di Phase2, Style: Writing from the Underground (Stampa Alternativa/IGTimes, 1996; ristampato nel 2003). Questi sono testi che ripropongono in modo onesto e consapevole la storia di questo movimento dal punto di vista di chi ha contribuito a farlo nascere. 

 

I libri irrinunciabili della collezione

 

Di quanti libri è composta la tua collezione oggi?

La mia passione in realtà è meno ossessiva di quel che puo’ sembrare. Escluse le riviste, che fatico seriamente a contare, ho circa una sessantina di titoli per quanto riguarda i libri, non ho voluto puntare sulla quantità a tutti i costi. Inoltre, mi è sempre piaciuta l’idea che anche altre persone potessero approfittare delle mie ricerche, così spesso capita di rivendere alcuni dei miei stessi libri.
Le cose pubblicate e vendute tramite Flickr sono in gran parte dei doppioni. Tengo in genere una copia delle rarità, ma è anche vero che quando sento che un libro mi ha dato tutto quel che aveva da dare mi sento pronto a “cederlo” a qualcun’altro. Per questo, mi sono separato da alcuni libri che difficilmente ritroverò, ma l’ho fatto senza remore perché so che ora sono in mano ad altri appassionati collezionisti.

 

E qual’è, secondo te, il libro da scrivere oggi per colmare le lacune che ancora esistono?

Nel corso degli anni e delle mie ricerche/vendite, ho avuto modo di conoscere un ragazzo statunitense, anche lui collezionista, che da tempo sta catalogando tutte le riviste dedicate ai graffiti, focalizzandosi sul periodo più “fecondo” quindi dagli anni '80 fino alla metà dei '90. Oggi, di fronte alla marea di titoli che vengono pubblicati, spesso si tende a dimenticare molta roba valida, spesso sconosciuta, uscita in passato. Negli ultimi anni ritengo ci sia stata una vera e propria invasione di riviste e libri sui graffiti, tendenzialmente ho un po' di diffidenza nei confronti di quello che viene pubblicato adesso, ma qualcosa degno di nota di tanto in tanto esce.
Per questo, considero importante il lavoro che quest’altro collezionista sta portando avanti, riunendo fanzine e riviste di ogni tipo. Ti parlo anche di cose artigianali non conosciutissime, alcune impaginate all'antica col metodo colla e forbici. Io, nel mio piccolo, l'ho aiutato a trovare alcuni rari cimeli facenti parte di un lotto di riviste che molto probabilmente era stato sequestrato a suo tempo dalla polizia di New York.

 

Una vista d'insieme di alcune delle riviste riunite in questa collezione


Sfogliare questo materiale datato dà una visione sicuramente più ampia sullo sviluppo del fenomeno graffiti, come si è espanso geograficamente, quali sono stati i periodi più intensi e i protagonisti nelle varie realtà.
Un libro sulle fanzine e sulle riviste di graffiti attualmente manca e potrebbe essere lo strumento ideale per scoprire quest'universo di pubblicazioni spesso realmente difficile da inquadrare nella sua totalità, in cui potere dare un giusto tributo a tutte quelle riviste che hanno contributo allo sviluppo di determinate realtà, e alla diffusione di concetti e conoscenze fondamentali su cui questa cultura si basa.

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