LeGrandJeu

“ALL YOU CAN EAT”. Si serva chi può!

 

“Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità, ma semplice Vestigia della Vox populi, ora Vuota, ora Vana.”
V per Vendetta

 

di Alessandra Ioalè

Qualche settimana fa, per alcuni giorni, la scritta “ALL YOU CAN EAT” (mangia tutto ciò che vuoi) è comparsa sul pannello autostradale di benvenuto alle cave di marmo di Carrara in Toscana. Lo sfregio, firmato provocatoriamente Banksy e a caratteri grandi e rossi stagliati sullo sfondo degli antichi pontili, è apparso nel fulcro novecentesco del mercato delle cave, in quella complessa struttura di ferrovie che serviva a trasportare il marmo estratto dalle cave fino al mare e che incarna, oggi, l’abbattimento sistematico della montagna.

Nelle cave di Carrara, Michelangelo trascorse lunghi periodi per assicurarsi quei blocchi di marmo che racchiudevano in sé quelle magnifiche sculture che non attendevano altro che essere liberate a colpi di scalpello. Oggi, quei luoghi sono controllati da una lobby industriale che detiene la concessione di un commercio che consuma il territorio, ma non ridistribuisce equamente i proventi. Il Comune trattiene solo una piccola percentuale di questo denaro, che è comunque abbastanza da essere reinvestita per i cittadini. Negli ultimi tempi, tuttavia, pare che anche questa volontà stia svanendo, a causa di una rete estesa di corruzione nella quale sono rimasti impigliati in molti. I finanziamenti sono direzionati verso grandi opere pubbliche inutili, mai completate o non utilizzate a dovere, che risulteranno poi essere la voragine mangia-soldi nelle casse comunali. 

In un contesto del genere, l’apparizione della scritta “ALL YOU CAN EAT” è stata subito associata a una denuncia contro la speculazione industriale e il sistema affaristico che distoglie fondi e attenzione dai veri problemi del territorio carrarese. Andrea Baldini, ricercatore e studioso di street art cresciuto a Massa, concorda con questa lettura e spiega che “per sua natura, la Street Art è una forma d’arte urbana, legata a doppio filo con la città moderna. Questo pezzo ci ricorda che la metropoli non conosce confini e ingloba anche quegli ambienti che non sono urbani in senso stretto: le Alpi Apuane, infatti, sono certamente zone “naturali.” Come Henry Lefebvre aveva previsto, non è più possibile distinguere tra ciò che urbano e ciò che è rurale. Le risorse che si estraggono dalle Alpi Apuane, in questo caso, entrano a far parte di quel ciclo economico di sviluppo che guida le nostre metropoli e la loro espansione. Pensare alla cave, in questo senso, è pensare alle nostre città e a come intendiamo il loro sviluppo. Come molti hanno sottolineato, lo sviluppo ipertrofico e profondamente anti-democratico che la città moderna sta seguendo è all’origine della catastrofe ambientale che sta distruggendo le Apuane e trasformando il nostro pianeta.”

Inoltre, l’attenzione suscitata dalla notizia sul web ha permesso di lasciare un segno reale sul territorio anche dopo la sua rimozione. La Street Art infatti permette quella che si può definire “narrazione dell’azione artistica”, perché, attraverso la sua documentazione e la facile e veloce condivisione di contenuti in rete, genera una reazione a catena di commenti e discussioni che sollevano interesse e curiosità sulla questione. Da questo punto di vista dobbiamo considerare il fenomeno culturale “Banksy”. Al di là del fatto che per alcuni è un “eroe” senza volto, mentre per altri è un prodotto costruito a tavolino, senza la minima sostanza artistica, tutto ciò che porta la sua firma diviene meritevole di attenzione e discussione. Importa notare che la sua firma, anche se non confermata, è bastata per attirare l’attenzione dei media, ma è importante anche segnalare che è possibile tessere un parallelo con  la maschera di V per Vendetta, la cui frase apre questo articolo. La popolarità e la mancanza di identità reale del suo autore trasformano la sua firma in “un open source da utilizzare per raccontare le storie di altri”; una risorsa alla quale tutti possono accedere, una firma che tutti possono apporre al proprio progetto, azione, storia, e accedere a un livello di diffusione e visibilità superiore.

Ma chi si nasconde dietro la scritta “All you can eat”, se il suo autore non è il vero Banksy? L’operazione è stata messa in piedi dal collettivo di critici, curatori ed artisti @therightbanksy (di cui pubblichiamo in esclusiva il manifesto d’intenti), che gravita intorno all’Accademia di Belle Arti di Carrara e che ha scelto di utilizzare la Street Art come “forma di comunicazione e controinformazione”, proprio perché è un movimento artistico che tende a celare l’uomo e favorire la circolazione del messaggio, della storia nello spazio pubblico, attraverso un linguaggio visivo di immediata comprensione e fortemente comunicativo, e con un atteggiamento di ribellione alla cementificazione e di riappropriazione della città. Certificando la falsa presenza di Banksy sul territorio, il collettivo ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sull’azione e di conseguenza sulla storia raccontata dall’azione stessa, innescando a livello mediatico quel meccanismo del “Davide contro Golia”, del singolo che si scaglia contro i potenti di turno, che ha influito sulla percezione della storia appassionando ancora di più il pubblico.

Ancora le riflessioni di Baldini sono preziose per capire che “il recente successo commerciale di stili e autori associati alla street art ha creato molti dubbi e incertezze su come si dovrebbe identificare e giudicare la street art. […] il filo rosso che unisce gli esempi riusciti di questa forma d’arte è un rifiuto della mercificazione che trasforma ogni elemento del nostro mondo e ogni aspetto delle nostre vite in risorsa economica, la cui esistenza e circolazione è regolata dalla logica del profitto. La street art offre una chiara alternativa a quel tipo di sistema donando qualcosa alla città senza un chiaro compenso e combattendo contro il monopolio che la pubblicità esercita sulla comunicazione visiva negli spazi urbani. Il riferimento ironico alla pratica del buffet a volontà – che dal punto di vista alimentare è l’apoteosi del consumismo – mi sembra un’espressione di quello spirito che va contro alla ricerca del profitto ad ogni costo, contro quel desiderio di voler ingoiare tutto quello che si può. È proprio la logica del “prendi tutto” che ha trasformato un ecosistema molto diverso e dalle caratteristiche geo-morfologiche uniche in uno dei più grandi disastri ambientali in Europa – un disastro che è stato ignorato per decenni proprio a causa del giro d’affari che ruota attorno all’estrazione del marmo.” Riferimento ironico che commenta ulteriormente “la tipologia di sfruttamento della risorsa apuana: una a bassissima rendita, proprio come quella dei ristoranti “all-you-can-eat,” che hanno margini di profitto bassissimo sul singolo cliente: il ricavato è una funzione dell’altissimo numero di clienti che questo modello richiama. Questo modello ha portato enormi guadagni per una ristretta cerchia di possessori delle concessioni ma non ha avuto una ricaduta economica e occupazionale sul tessuto sociale diffuso. In effetti, la provincia di Massa-Carrara rimane quella più povera del Nord Italia, con livelli di disoccupazione giovanile altissimi.” A un livello più sottile l’azione, secondo Baldini, “denuncia anche la complicità del mondo dell’arte “ufficiale” con quello scempio che ha fatto sparire intere porzioni delle Apuane. Con alcune eccezioni (si pensi allo storico dell’arte Tomaso Montanari), artisti, storici e critici si sono interessati poco o niente della situazione delle Alpi Apuane. […]la popolarità a livello mondiale e il valore del marmo bianco di Carrara derivano in larga parte dall’utilizzo che gli artisti e i grandi architetti ne hanno fatto. Una presa di posizione da parte del mondo dell’arte avrebbe sicuramente un effetto importante e potrebbe incoraggiare politiche estrattive più sostenibili. È interessante notare che, ancora una volta, è la street art a affermare quello cui tutti siamo già a conoscenza, ma non abbiamo il coraggio di dire: “Il re è nudo.”

In ultima analisi si determinano qui una certezza e una questione. Il fenomeno Banksy da mero strumento di pochi per indirizzare il gusto e l’approvazione di molti, diviene strumento “open source” per molti che vogliono sollevare una richiesta, quella d’ascolto delle proprie storie, aprendo la questione per la quale effettivamente nessuno può affermare con certezza che l’azione a Carrara non è opera di Banksy, ma può solo dire che essa non rispetta lo stile di Banksy, e di conseguenza il problema di definizione della reale paternità dell’opera d’arte. Ma infondo a chi importa se non al mercato del collezionismo, ai galleristi, ai dealers e ai collezionisti stessi? Ciò che importa davvero è che quando la bolla, l’involucro scompare, a rimanere è l’idea o la storia che ha ispirato l’azione.

 

Di seguito il Manifesto d’intenti del collettivo @therightbanksy

 

To Be or not to Banksy?
Narrazioni immaginarie in una città alla ricerca dei suoi eroi


ALL YOU CAN EAT
AVVISO AI NAVIGANTI

Avviso a tutti i naviganti distratti che lo scorso dicembre transitavano sul tratto autostradale nei pressi di Carrara credendo di scorgere l’enorme scritta “All you can eat” - letteralmente “tutto quello che puoi mangiare” - proprio sopra al cartello turistico autostradale delle Cave di Carrara: non è stata un’allucinazione, né uno scherzo, né una bugia, né tanto meno un’opera di Street Art.

Per i più attenti osservatori a cui è addirittura parso di scorgere la firma dell’autore confermiamo che non si è trattato di un abbaglio e che quella che hanno letto era proprio la firma del celebre street artist Banksy.

A tal proposito, per tutti quanti gli esperti, per tutti i fini conoscitori e gli intenditori di street art che a seguito della grande esposizione mediatica hanno dibattuto a lungo e si sono interrogati sulla autenticità o meno della firma sul cartello ricordiamo che lo stolto punta gli occhi sul dito ma che spesso rischia di dimenticare la luna.

Si dimentica ad esempio che Banksy non esiste o, per meglio dire, che non esiste se non come penetrante dispositivo narrativo, come simbolo di cui riappropriarsi e come immagine in grado di propagarsi e moltiplicarsi attraverso la sfera ambigua dei media.


NARRAZIONI IMMAGINARIE
PER UNA CITTA’ ALLA RICERCA DEI SUOI EROI

Non il Banksy reale quindi, ma il Banksy giusto è stato l’autore del misterioso cartello apparso nella gelida notte di dicembre nei pressi di Carrara e riportante la scritta ALL YOU CAN EAT.

E non l’ennesimo tentativo di plagio dell’artista di Bristol ma il tentativo ad opera di un manipolo di poeti, attivisti, artisti e docenti dell’Accademia di Belle Arti, di riappropriarsi del simbolo Banksy con un approccio tipicamente “open source” per costruire sul territorio esausto e martoriato di Carrara nuove forme di narrazione collettiva.

Una narrazione crossmediale svincolata dai tradizionali limiti della cornice artistica e raccontata concretamente attraverso l’intervento vandalico su un reale cartello autostradale raffigurante le Cave di marmo, passando per la diffusione di falsi articoli e comunicati stampa fino ad arrivare al coinvolgimento inconsapevole della stampa e dei social network.

ALL YOU CAN EAT è uno spietato ritratto sotto forma di slogan che vuole denunciare ironicamente ma lucidamente lo stato di perpetuo sfruttamento - economico, ambientale e mentale - del territorio che abitiamo.

Ci vuole pensiero, ci vuole condivisione. E in una società che ci spinge a chiuderci nelle nostre paure, gli eroi e i simboli - immaginari o reali che siano - sono elementi fondamentali per riprendere un cammino, una direzione, e più concretamente, per innescare una reazione.

Nella speranza che presto nulla sia più come prima.

Carrara, Febbraio 2016
@therightbanksy
(The right Banksy)

News
News
Bien Urbain 2015

Bien Urbain 2015

Un appel à communication à ne pas rater...

  • bien urbain
  • besançon
  • appel à communication
  • street art
  • art urbain
  • art public
  • espace public
  • graffiti
  • vandalisme
  • urban art
News
News
A Brief History of Graffiti

A Brief History of Graffiti

Watch online this new BBC's documentary...

  • a brief history of graffiti
  • bbc
  • documentary
  • graffiti
  • urban art
  • street art
  • lek
  • sowat
  • vhils
  • blek le rat
  • lek and sowat
News
News
Star

Star

Le réalisateur Marc Aurèlé Vecchione plonge dans l'univers du graffiti vandale...

  • star
  • graffiti
  • film
  • marc aurèle vecchione