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A caccia di Banksy sui Navigli

 

La residenza newyorkese di Banksy, Better in than out, e la bancarella su Central Park con vere opere dell'artista in vendita a soli 60 dollari sono ancora fresche nella memoria del grande pubblico. Sarà per questo che un writer milanese, Mattia Muglia, ha deciso di inscenare un finto passaggio a Milano dello street artist di Bristol con l'aiuto di un suo amico, Francesco Mazza. Better fake than real, il nome del loro progetto, si è fondato sulla realizzazione e sulla successiva vendita su una bancarella nella zona dei Navigli di alcune copie dipinte di composizioni di Banksy. Ai passanti, il venditore improvvisato diceva "di essere stato pagato per vendere quelle tele, che non capiva assolutamente niente di arte e di essere li solo per lavorare".

Better fake than real è figlio dell'aumento negli ultimi mesi del numero di processi in corso nei confronti dei writers milanesi. Il progetto ha infatti un intento prettamente economico, perché il ricavato della vendita delle opere ha coperto una parte delle spese legali che Mattia Muglia sta affrontando nell'ambito di un procedimento penale per imbrattamento in cui è accusato di aver vandalizzato - dipingendoli - alcuni treni delle ferrovie milanesi. Un video della "performance" è stato pubblicato da RepubblicaTV.

 

 

Tuttavia, per i suoi ideatori, il progetto vuole "provocare e spingere al livello successivo quanto fatto da Banksy. Se Banksy ha voluto vendere le sue tele originali in incognito, su una bancarella davanti a Central Park al prezzo della paccottiglia per turisti, con la gente che le ha comprate per pochi dollari, credendole ovviamente false e facendo invece un affare da centinaia di migliaia di dollari, noi abbiamo venduto a Milano le sue tele false a delle persone che le hanno comprate credendole vere. In altri termini: Banksy ci ha mostrato come il vero, nell'arte e nella vita, non è altro che un momento del falso. Ma questo ce lo aveva già spiegato Baudrillard. Nell'era di internet e dei meme, noi crediamo che si possa andare oltre e affermare che il falso è un un momento del falso stesso e ha valore di per sé. Nessuno è Banksy oppure siamo tutti Banksy: non cambia nulla. Ciò che conta è solo la falsità a cui la gente crede in quel preciso momento. Che è diverso da ieri, e certamente cambierà domani, ma che sarà inesorabilmente falso".

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